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Sanremo e l’addio al pudore

Voi fate sogni ambiziosi: successo, fama, ma queste cose costano ed è  qui che si comincia a pagare… col PUDORE

oserei dire parafrasando la sigla di una nota serie anni ottanta alla quale si sono ispirati i primi talent anche in Italia. Ma l’argomento è #SANREMO2016, questo format di trasmissione televisiva di ultima generazione dove non vince chi gareggia, ma chi fa l’ospite.

Il conduttore, un tipo abbastanza oscuro… (vabbè concedetemelo, che è tale) si affianca alla Barbije di Romania e al Ken di Settimo Torinese (entrambi non idonei all’esame di italiano della Scuola media). E da uno dei veri vincitori di questa edizione di Sanremo, Virginia Raffaele, che sotto le spoglie di Sabrina Ferilli, Carla Fracci, Donatella Versace e Belen Rodriguez ha dilettato il pubblico dell’Ariston e i milioni di italiani che seguivano da casa e twittavano sul web. Ma a parte i complimenti, che sono già fin troppi, alla grande imitatrice lasciate che vi riporti al tema di questo articolo: la mancanza di pudore. Quasi rimpiango quell’accenno di farfallina di Belen (e ci sta) che, per quanto spudorata, rianimava le sorti di una serata, rimpiango anche i monologhi di Benigni che, antesignano di questo #sanremoarcobaleno (per i nastri multicolore e per le accese discussioni che hanno acceso gli interventi di Sir Elton John e Nicole Kidman), si fece portavoce dei diritti gay leggendo Shakespeare, e divagando come suo solito, era più interessante. E comunque siamo sempre lì, nell’area di quelli che il Festival l’hanno vinto perché ospiti: Elton, Nicole, Laura, Elisa, Eros (che probabilmente non si opera al setto nasale per paura di diventare peggio di Morgan dopo l’operazione alla gola), Gims, Ezio, Ellie e Nino, non so, vorrei averli ricordati tutti (come non posso dimenticare l’eleganza virile dello chef Cannavacciuolo verso il quale si è alzato un coro sommesso di “woof”) ma, musicisti a parte, gli altri che ci azzeccano? Perché certe marchette milionarie tipo la comparsata di Willwoosh (senza parrucca per altro) in una trasmissione che dovrebbe essere il Festival della canzone italiana? Ci vuole un poco di pudore, cosa che i partecipanti alla competizione, ogni anno ci rimettono più del sudore.

Vorreste che vi parlassi delle canzoni? Sarebbe banale. Vorreste che vi dicessi che sensazioni ho provato durante la lezione di vita del Maestro Bosso e dell’emozione di seguire le sue mani sugli ottantotto tasti, scusatemi, ma non capireste, sono affari miei. Se vi siete veramente persi qualche nozione sul Festival di Sanremo 2016 c’è Wikipedia, se volete rivivere le sensazioni che si hanno nel non riuscire a sentire la voce di Morgan ci sono le teche RAI e ci trovate anche le stecche di Scanu, i fraseggi in napoletano dei rapper e lo spettacolo di arte varia (ma non di bel canto) che hanno dato gli altri concorrenti. Poi, se volete i retroscena, le camere degli alberghi di Sanremo erano piene di fedifraghi e giornalisti tutti in luna di miele o ancora presi dalle cinquanta sfumature di grigio.

Ma si sa, Sanremo (anche se non c’è sul calendario) è Sanremo!

Questo pezzo è stato pubblicato dagli amici di GAS – Gente che accende la società

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